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Esplosione a Beirut, almeno 10 morti. Possibile causa nitrato di ammonio immagazzinato nel porto

Avvicinandosi all’area dell’esplosione si vedono persone in strada, in preda al panico, alcune coperte di sangue in cerca di un medico che le soccorra. Man mano che la zona del porto di Beirut, capitale del Libano, travolta da una violentissima deflagrazione, si fa sempre più vicina, ai vetri in frantumi di case e negozi si aggiungono palazzi distrutti, una polvere che oscura il cielo e, infine, le vittime. Nella serata di martedì la città è stata travolta da un’esplosione che, secondo le prime informazioni circolate sui media locali, ha provocato almeno 10 morti “centinaia di feriti”, almeno 400 secondo la Cnn, tra cui anche un militare italiano.

La probabile causa potrebbe essere stata “l’enorme quantità di nitrato di ammonio” immagazzinato nel porto della città secondo il ministro dell’Interno libanese, Mohamed Fehmi, all’emittente Mtv Lebanon. Le sue dichiarazioni coincidono con quanto riferito al canale libanese Al Mayadeen dal direttore generale delle dogane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato come fertilizzante, ma anche per la fabbricazione di esplosivi. La prima ricostruzione faceva riferimento invece a un possibile incendio in una fabbrica di fuochi d’artificio e al successivo coinvolgimento di “materiali esplosivi confiscati”.

“Beirut è una città distrutta”, e le esplosioni di oggi sembravano “Hiroshima“ha detto ad una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto “un disastro nazionale senza precedenti”. Aboud è arrivato sul posto rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l’incendio.

La Croce rossa: “Decine di feriti, alcuni sepolti” – Gli unici indizi, al momento, arrivano dai filmati amatoriali girati dagli abitanti e rilanciati dalle tv locali. Nei video si vede una grande colonna di fumo che si erge da un palazzo nella zona del lungomare. Tra la densa nube grigia compaiono lampi dovuti probabilmente alle esplosioni dei fuochi d’artificio stoccati nel capannone dal quale si pensa si sia generato l’incendio. Poi la violenta esplosione. La Croce Rossa libanese ha riferito che ci sono decine di feriti, alcuni dei quali sepolti sotto le macerie, anche se non è ancora stato fornito un bilancio più chiaro delle conseguenze, così come conferme ufficiali sulle cause. Intanto, il presidente libanese Michel Aoun ha convocato per questa sera una “riunione urgente” del Consiglio superiore della Difesa.

Al Mayadeen, una televisione locale, parla invece di “centinaia” di persone ferite, mentre Hamad Hasan, ministro della Sanità, riferisce di “un numero molto alto di feriti”, come riportato dalla Bbc. Il ministro ha anche ribadito che i danni provocati sono ingenti. Tra i feriti, in modo non grave, ci sono anche due militari italiani parte di un’unità del nostro contingente in Libano, mentre altri sono sotto osservazione perché in stato di choc. I soldati di Roma stanno anche partecipando alle operazioni di soccorso e alle indagini.

Esplosione avvertita in tutta la città – La deflagrazione è stata avvertita in tutta la città, a chilometri di distanza, dove lo spostamento d’aria ha ridotto in frantumi le vetrate delle abitazioni e dei negozi, con le persone che si sono riversate in strada in preda al panico. Chi si trova nella zona riferisce di feriti coperti di sangue che stanno camminando, a piedi, per le strade verso gli ospedali della città. Nel distretto di Achrafieh, le persone si dirigono al nosocomio Hôtel Dieu. Davanti al centro medico di Clémenceau, a decine, compresi bambini, a volte coperti di sangue, aspettano di essere curati. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di HamraBadaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati. I testimoni su Twitter descrivono la deflagrazione come “un terremoto”, “i palazzi tremano”.”Un’enorme assordante esplosione ha appena avvolto Beirut. Si è sentita a chilometri di distanza. Mentre una donna nel centro della capitale libanese alla Afp dice: “Si è sentito ancor di più dell’esplosione nell’assassinio di Rafic Hariri nel 2005”. Alcune notizie non confermate riferiscono di due esplosioni, la seconda delle quali nei pressi della residenza della famiglia dell’ex primo ministro Hariri. Proprio nei prossimi giorni, ricordano diversi media locali, il Tribunale speciale dell’Onu sull’assasinio dell’ex premier Rafik Hariri dovrà emettere il suo verdetto nei confronti dei quattro imputati, in contumacia, membri delle milizie sciite filo-iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier.

La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e l’ambasciata in Libano, si è attivata per prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione.

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Written by forestalinews

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