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Faraone: «Dal 2016 non sarà consentito usare fondi Fsc e Ue per spese correnti»

Palermo. Dopo una lunga trattativa politica e tavoli tecnici, il governo Renzi ha allargato i cordoni della borsa, consentendo alla Giunta regionale, presieduta da Rosario Crocetta, di varare il bilancio. Ma a guardare bene, sono state restituite alla Sicilia risorse economiche che le appartenevano già. Per il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, però, adesso bisogna cambiare registro poiché in futuro non sarà consentito di utilizzare il Fondo sviluppo e coesione e ancor di più i fondi europei per coprire spesa corrente.
Sottosegretario, il governo nazionale avrebbe potuto essere più generoso con la Sicilia.
«Il governo nazionale per la Sicilia e i siciliani sta facendo uno straordinario investimento. È stato sbloccato il bilancio, grazie al ruolo decisivo del governo nazionale e del Pd. Inoltre, è stata data una risposta immediata sulle infrastrutture. La Ragusa-Catania non è mai stata in discussione; e istantanea è stata la reazione sul cedimento del viadotto sulla Palermo-Catania, con la presenza del ministro Delrio».
La Sicilia cade a pezzi anche sul fronte dell’occupazione.
«Stiamo seguendo e risolvendo tutte le più grandi vertenze che da anni erano bloccate; solo due esempi: Fiat e petrolchimico di Gela».
Le riforme, però, segnano il passo.
«Stiamo introducendo anche in Sicilia il metodo della rapidità e dell’efficacia, che sta contraddistinguendo il governo Renzi in ambito nazionale. Qui non siamo zona franca rispetto alle riforme, in Sicilia anzi, abbiamo più bisogno di riforme».
Ma le resistenze sono parecchie, anche all’interno dei partiti della maggioranza.
«È arrivato il tempo di dire basta a resistenze e spirito di conservazione; non ci fermeremo di fronte a resistenze di forze politiche e sociali che hanno sempre lo sguardo rivolto al passato. Non ci fermeremo di fronte a chi pensa all’autonomia speciale come una muraglia per resistere al cambiamento».
Però, lo Statuto speciale va rispettato dai governi nazionali che hanno la tendenza ad accentrare i poteri.
«Con la chiusura del bilancio, sono stati adottati due provvedimenti storici importantissimi, che danno benzina all’autonomia speciale, altro che centralismo! Per la prima volta l’Iva che Comuni, Regione e amministrazioni dello Stato pagavano a Roma, con questo bilancio sarà incassata dalla Sicilia. Ben 580 milioni di entrate, che potranno ancora crescere, strutturalmente e non una tantum, e restare in Sicilia. Lo stesso riguarderà il riconoscimento dell’erosione Irpef: 290 milioni, anche in questo caso un riconoscimento per la Sicilia di risorse che prima restavano a Roma».
Ma il prossimo anno bisognerà tornare a Roma con il cappello in mano?
«Dovremo fare altre conquiste, con il bilancio del prossimo anno per l’attuazione completa dello Statuto. Da parte del governo nazionale c’è la massima disponibilità. Purché la Sicilia faccia sul serio, non sia timida sulle riforme, abolisca i privilegi e investa sulle nuove generazioni e non sui garantiti. Basta società carrozzone mangiasoldi».
Intanto, però, si autorizza l’uso del Fsc per coprire spese correnti.
«Non sarà più tollerato l’utilizzo del Fsc per spesa corrente e non per investimenti, per cui il prossimo anno andrà trovato circa un miliardo e trecento milioni di euro. Pensare che per tenere in piedi un baraccone si debbano utilizzare le risorse che ci vengono trasferite per gli investimenti, significa segare il ramo su cui siamo seduti. Paghiamo privilegi e sprechi e non costruiamo strade, impianti di depurazione e per i rifiuti. Dal prossimo anno, lo abbiamo già comunicato, i soldi della nuova programmazione comunitaria non potranno più essere utilizzati per la spesa corrente. Non si dica poi, che non si sapeva e che si è impreparati, magari agitando la piazza. Il tema è chiaro e vanno trovate già fin da ora soluzioni».
Cosa pensa del bilancio regionale redatto dall’assessore Baccei, voluto dal governo nazionale?
«Il bilancio della Regione non ha destinato un solo euro agli investimenti, solo spesa per stipendi e funzionamento, se destiniamo pure i fondi comunitari a quello, ci neghiamo la possibilità di far ripartire l’economia. Quelle risorse devono servire per cambiare la natura economica della nostra regione. Da terra di burocrazia amministrativa e precariato; da terra assistita che prosciuga spesa pubblica; a regione che punta sulle proprie ricchezze. Per cui quei soldi andranno spesi per creare occupazione, tenere aperti i musei, liberare il mare e il litorale dall’inquinamento e dall’abusivismo. Sostenere la scuola, l’università e il sistema delle imprese. Deve essere pagato solo ciò che è produttivo economicamente e socialmente. Chi pensa che con i fondi comunitari abbia trovato la nuova Cassa del Mezzogiorno, se lo scordi»

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Written by forestalinews

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