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Forestali anziani. L’armata zoppa dell’antincendio Sicilia

L’immagine è di qualche settimana fa: un incendio a Reitano, un paesino inerpicato sui Nebrodi, e la necessità di spegnerlo nonostante il terreno impervio. Oppure quella di qualche giorno dopo: il rogo, stavolta, è sulle Madonie, a Collesano, ma la difficoltà dell’arrampicata è analoga. Roba per corpi giovani: peccato però che l’esercito dell’antincendio che lunedì scorso ha avviato – quasi ovunque – la campagna 2020 sia composto quasi per intero da over 55, selezionati nel 1996 o prima e da allora mai più integrati. E se gli uomini sono sempre meno – tanto che a Messina, ad esempio, le misure di contenimento dei roghi partiranno in ritardo proprio per carenza di personale – adesso il governo regionale prova a rimettere uomini in squadra: martedì, all’Ars, dovrebbe essere incardinato il disegno di legge che sblocca i concorsi nel Corpo forestale, riaprendo dunque i portoni di mamma Regione alle nuove leve dopo quasi un quarto di secolo.

Il piatto piange

Che gli organici siano esigui, del resto, è un fatto assodato nonostante le periodiche polemiche sui forestali siciliani. Nel Corpo forestale – che in Sicilia è autonomo, e dunque non è confluito nei carabinieri come nel resto del Paese – ci sono 400 agenti in divisa, che si affiancano poi ai forestali più noti, gli operai che nella quasi totalità dei casi sono precari e che si dividono fra prevenzione e spegnimento degli incendi. Gli ultimi dati certi di questo contingente – soggetto a costanti oscillazioni, visto che ogni anno un migliaio di uomini va in pensione – risalgono all’anno scorso: alla fine della stagione antincendio 2019 c’erano 1.334 contratti a tempo indeterminato, 5.291 precari che lavorano 151 giornate all’anno, 9.376 da 101 giornate e 4.406 da 78, per un totale di 20.407 persone contro le 21.416 dell’anno prima. Quest’anno, secondo stime non ufficiali, il contingente si è ridotto a 19.696 operai: “Questi lavoratori – ricorda Tonino Russo, segretario generale della Flai- Cgil Sicilia – non sono impegnati 365 giorni l’anno, ma solo un numero limitato di giorni, quindi non è corretto pensare a 20mila persone sempre in campo. Così, in qualche caso, ci sono difficoltà a completare le squadre antincendio, ma anche per trovare il personale che guida i furgoni o sta sulle torrette di avvistamento”.

Si rimescola il mazzo

Il caso limite è Messina. La provincia nord- orientale dell’Isola ha 108 comuni, due parchi e nove riserve naturali sui quali vigilano appena 31 agenti del Corpo forestale: cinque in sala operativa e gli altri chiamati all’improba fatica di tenere d’occhio i roghi in qualcosa come quattro paesi a testa. Così, in un territorio che ha quasi i tre quarti della superficie boschiva siciliana, il servizio è rimasto al palo, e dopo la falsa partenza l’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro ha incontrato il capo dell’antincendio, Rosario Napoli, il nuovo dirigente generale del Corpo forestale Giovanni Salerno e i responsabili del servizio in ogni provincia. ” L’unica soluzione – osserva l’assessore – è redistribuire gli uomini, in modo da evitare che alcune parti della Sicilia restino sguarnite. Bisognerà fare qualche aggiustamento, insomma, perché di certo non possiamo lasciare intere province senza copertura antincendio “.

Poche carte in mano I numeri, del resto, non sono l’unico problema. ” Da quest’anno – dice Carmelo Raineri, responsabile del comparto Foreste del sindacato Sadirs – una norma del governo Conte ha introdotto in tutta Italia la figura del Dos, il direttore delle operazioni di spegnimento. In Sicilia, però, nessuno è stato formato per questo scopo”. Perché la partita dell’antincendio è un gioco complesso: i roghi di “interfaccia”, come si chiamano in gergo quelli fuori dai boschi, sono competenza dei vigili del fuoco, mentre quelli che interessano le foreste sono appannaggio degli uomini della Regione. Per coordinare le operazioni è necessario dunque un Dos, che quando le operazioni si svolgono a cavallo fra i due ambiti – come è successo ad esempio all’inizio della settimana sulle Madonie, con un intervento dei pompieri che ha salvato una donna e il suo cane – diventa determinante: ” Il direttore delle operazioni di spegnimento – specifica Raineri – non riceve un bonus aggiuntivo e deve assumersi la responsabilità. Ci sono colleghi finiti sotto processo per omicidio colposo: la Regione deve formarci e ha sprecato questi mesi di lockdown per farlo ” . Per Cordaro, però, la situazione è sotto controllo: ” Quella norma – chiarisce – non si applica in Sicilia. Lunedì Napoli scriverà ai nove ispettorati provinciali del corpo forestale per mettere nero su bianco che questo problema non ci riguarda. I nostri uomini sono già stati formati anni fa, prima che lo richiedesse Roma”.

L’ultimo rilancio

Comunque, il titolo di Dos non è di certo l’unico che manca. “Nel contingente addetto allo spegnimento degli incendi – avvisa Russo – mancano ormai figure di ogni tipo. C’è carenza di direttori dei lavori, ma anche di dirigenti. Il grosso problema è però soprattutto l’età”. Appunto: le ultime assunzioni risalgono al 1996, la stragrande maggioranza del personale ha più di 55 anni e la media oscilla fra 57 e 58. ” In aula – promette Cordaro – già la prossima settimana cercheremo di sbloccare i concorsi. Le risorse al momento sono per 78 nuovi agenti forestali, ma nei prossimi giorni scopriremo se ci saranno ancora più fondi da destinare a questa voce ” . Di certo c’è da fare presto: l’estate che inizia oggi porta con sé i primi allarmi per i roghi, come lo stato d’allerta che per oggi e domani la Protezione civile ha proclamato per tutto il territorio regionale. La stagione degli incendi, insomma, è già cominciata. E di certo non si può pretendere che aspetti che quella dell’antincendio entri a regime.

repubblica

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Written by forestalinews

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