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Giornata mondiale degli oceani, in oltre il 45% delle spiagge del Mediterraneo trovati DPI usati

I dati della 29esima edizione di Clean Up The Med, versione mediterranea di Spiagge e Fondali Puliti, che si è svolta in 17 Paesi nel weekend del 13-15 maggio. In discussione anche la proposta di rendere il Mediterraneo area SECA, con ridotte emissioni di zolfo dal traffico navale

Bottiglie alla deriva, sacchetti di plastica, mascherine chirurgiche abbandonate sulle spiagge o tra le onde: sono solo alcune delle immagini che mostrano l’attuale contaminazione dei nostri mari e degli oceani. I rifiuti marini non sono, ovviamente, solo sgradevoli alla vista, ma danneggiano gli ecosistemi oceanici, impattando sia sulla fauna selvatica che sugli esseri umani. Un’emergenza rifiuti che coinvolge anche il Mediterraneo, che raccoglie grandi quantitativi di plastica e li restituisce in parte su coste e spiagge.

In occasione della giornata mondiale degli Oceani 2022, istituita dall’ONU e quest’anno dedicata al tema “Rivitalizzazione collettiva dell’oceano”, l’8 giugno Legambiente restituisce i dati rilevati durante la 29esima edizione di Clean Up The Med, versione mediterranea di Spiagge e Fondali Puliti, che si è svolta nel weekend del 13-15 maggio. Una grande iniziativa di volontariato ambientale promossa per il terzo anno  consecutivo da, progetto europeo finanziato da Eni CBC Med, con 2,2 milioni di euro, che coinvolge Italia, Libano e Tunisia con l’obiettivo di tutelare le coste del Mediterraneo dai rifiuti marini, il marine litter, attraverso una loro gestione sostenibile.

Circa cento le organizzazioni, provenienti da 17 Paesi, che hanno aderito all’edizione 2022: Italia, Albania, Algeria, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Libano, Libia, Malta Marocco, Portogallo, Spagna Tunisia, e Turchia. I chilometri di spiaggia ripuliti mostrano come il problema dell’incuria e del cattivo smaltimento accomuni tutta l’area mediterranea: alle plastiche monouso, ritrovate in grandi quantitativi sulle coste battute, sebbene messe al bando dalla direttiva europea SUP (Single Use Plastics), con bastoncini cotonati, cannucce e agitatori per cocktail, contenitori per alimenti per il consumo immediato e l’asporto, si aggiungono reti da pesca, cicche di sigaretta, legno e vetro. Non mancano guanti, mascherine e dispositivi sanitari legati all’emergenza Covid-19.

Oltre 600 volontari, dagli 8 ai 70 anni, hanno partecipato alle attività di pulizia svolte in 20 spiagge situate in prossimità dei centri urbani e hanno portato alla raccolta di 200 sacchi di rifiuti, più di 1 quintale in totale. Il 65% dei rifiuti rinvenuti è costituito da plastica: cicche di sigaretta, bottiglie e bottigliette, seguite da tappi, bicchieri e frammenti eterogenei. Su oltre il 45% delle spiagge ripulite sono stati ritrovati guanti, mascherine o rifiuti legati alla cattiva gestione dei DPI (in Grecia in quantitativo maggiore, ma presenti anche in Algeria, Croazia, Libano, Italia e Spagna).

“Anche quest’anno l’iniziativa Clean Up The Med ha messo in campo uno straordinario lavoro di citizen science, un’estesa rete di collaborazione fra i cittadini dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che hanno deciso di rendersi protagonisti indossando i guanti e iniziando a pulire le proprie coste — ha commentato Giorgio Zampetti, Direttore Generale Legambiente —. Un’edizione importante, visto che il 2022 si è aperto con il recepimento in Italia della direttiva europea SUP e nella stessa settimana è stata approvata finalmente la Legge “Salvamare” che permette ai pescatori di liberare il mare dai rifiuti. Risultati su cui ci siamo impegnati molto e che rappresentano senza dubbio un segnale positivo, ma per mettere in atto una vera e propria rivoluzione contro il marine litter nel Mediterraneo servono normative uniformi in tutti i Paesi costieri. Occorrerà quindi estendere il bando dell’usa e getta a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, unito a norme più stringenti anche sugli altri rifiuti più comuni che si trovano sulle spiagge, insieme a buone pratiche di gestione e prevenzione dei rifiuti ”.

L’impegno del progetto COMMON per tutelare l’ecosistema marino e ridurre il marine litter proseguirà fino a settembre con la terza edizione della campagna BEach CLEAN, iniziativa volta a promuovere un dialogo costruttivo con gli stabilimenti balneari in località del Mediterraneo ad alto afflusso turistico.

Ogni struttura aderente affiggerà un decalogo di buone pratiche per informare i turisti su come ridurre il marine litter attraverso poche e buone abitudini e parteciperà a un’indagine finalizzata a conoscere e analizzare le condizioni di salute delle spiagge di loro competenza. Inoltre, per il 2022, COMMON ha inviato alle cento strutture coinvolte in Italia, Libano e Tunisia, posaceneri portatili di carta, con l’obiettivo di favorire l’adozione di comportamenti corretti da parte dei fumatori, sensibilizzando al fenomeno dell’inquinamento da filtri di sigarette e al loro corretto smaltimento.

Una buona notizia nella Giornata Mondiale degli Oceani, celebrata oggi: dopo un percorso durato oltre 4 anni, è in discussione al Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino dell’Organizzazione Marittima Internazionale  (OMI) la proposta di designazione del Mediterraneo quale  area SECA, Sulphur Emission Control Area, ovvero una zona in cui le emissioni di zolfo derivanti dal traffico navale sono fortemente ridotte attraverso una serie di strumenti quali l’obbligo di utilizzo di carburanti a bassissimo tenore di zolfo o di sistemi di abbattimento dei fumi. Un tema, quello delle emissioni dei motori delle navi, che non riguarda soltanto la qualità dell’aria ma impatta pesantemente sulla salute degli ecosistemi marini e delle popolazioni che vivono lungo le coste del Mediterraneo ed in particolare nelle città portuali. Anche se recentemente la percentuale di zolfo dei carburanti delle navi si è significativamente ridotta, considerando il numero di navi che solcano il Mediterraneo, il livello rimane non accettabile per la tutela della ricchissima biodiversità del nostro mare. La richiesta di designazione del Mediterraneo quale area SECA, che ha già passato il primo vaglio dell’Assemblea ed è in fase di discussione tecnica, è stata sottoscritta da tutti i paesi Mediterranei a cui si sono aggiunti tutti i paesi dell’Unione Europea dimostrando la volontà di tutti i paesi del bacino di impegnarsi per la salute del Mediterraneo. – nuovaecologia

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Written by forestalinews

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