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In Cina và sempre peggio. Ora si cercano i malati casa per casa

WUHAN, CHINA - FEBRUARY 04: (CHINA OUT)The view of the Wuhan Internacional Konference and Exhibicion Center on February 4th.2020 in Wuhan.Hubei Province,China.Wuhan epidemic prevention headquarters started converting three existing venues, including a gymnasium and an exhibition center, into hospitals to receive patients infected with the novel coronavirus (2019-nCoV), the headquarters for the epidemic control said late Monday. (Photo by Getty Images)

iovedì il governo cinese ha avviato nuove misure molto drastiche per contenere il diffondersi del nuovo nuovo coronavirus (2019-nCov) a Wuhan, la città di 11 milioni di abitanti da cui si è diffuso il contagio: i malati vengono cercati nelle case a uno a uno e trasferiti in enormi centri improvvisati dove vengono messi in quarantena e dove ricevono scarsa assistenza, perlomeno stando ai racconti condivisi su Weibo, il più importante social network cinese. C’è un’atmosfera diffusa di abbandono e paura, scrive il New York Times, e la convinzione sempre più forte, come scrivono da giorni molti giornali internazionali, che Wuhan e Hubei siano state sacrificate dal governo centrale per il bene del resto della Cina.

A Wuhan, il tasso di letalità del coronavirus è del 4,1 per cento (significa che il 4,1 per cento delle persone malate muore), nella provincia di Hubei, che conta 50 milioni di abitanti, è del 2,8 per cento, mentre nel resto della Cina è pari a 0,17 per cento. Venerdì le autorità sanitarie cinesi hanno detto che nelle ultime 24 ore il virus ha provocato la morte di 73 persone, di cui 64 a Wuhan e altre 5 nel resto della provincia di Hubei. Nello stesso periodo di tempo ci sono stati 3.134 nuovi contagi di cui 2.447 a Hubei.

Oltre all’aggravarsi dell’epidemia, Wuhan deve far fronte all’isolamento imposto dal governo e alle sue conseguenze, che secondo molti esperti non sta dando i risultati sperati. Dalle prime ore del 23 gennaio Wuhan si trova infatti in quarantena: nessuno può entrare, nessuno può uscire, gli spostamenti all’interno della città sono stati progressivamente limitati fino al completo divieto di usare anche i mezzi privati. Il blocco, che si è progressivamente esteso alla provincia, ha reso difficile recuperare medicine, mascherine e altri strumenti medici, aggravando la situazione. Inizialmente sembrava che la situazione a Wuhan fosse stata descritta con troppo allarmismo, ma più passa il tempo più le condizioni di vita si fanno difficili e si affaccia il rischio di una carenza alimentare e di altri beni di prima necessità.

Giovedì la vicepremier Sun Chunlan, la più alta carica cinese con il compito di far fronte all’epidemia, ha visitato Wuhan e ha annunciato le nuove misure. Sun ha detto che la città e il paese si trovano in «uno stato di guerra» e che «non ci devono essere disertori o saranno inchiodati al palo della vergogna della storia per sempre». Le misure prevedono che il personale medico si soffermi casa per casa per misurare la temperatura di chi ci abita e per interrogare le persone con cui sono venute a contatto i malati. Chi risulta infetto viene portato in uno dei centri improvvisati per ospitare migliaia di pazienti: si tratta di uno stadio, un centro congressi e un complesso abitativo. Non è chiaro quanti pazienti siano in grado di accogliere, se siano attrezzati e se abbiano sufficiente personale medico.

Alcune immagini del centro congressi mostrano una situazione da dormitorio con file di letti ravvicinati. I parenti di alcune persone ricoverate hanno denunciato su Weibo la mancanza di personale e di attrezzature oltre a problemi con il riscaldamento che hanno fatto soffrire il freddo ai malati. Secondo alcuni esperti, radunare molti malati in strutture simili a dormitori è pericoloso e rischia di diffondere altre malattie infettive come la tubercolosi, che si trasmette facilmente per via aerea, o le infezioni batteriche. Nel frattempo gli ospedali di Wuhan hanno denunciato la carenza di farmaci e mascherine, anche se il governo ha detto che saranno presto riforniti grazie a società private o associazioni di beneficenza. In particolare è nata una grossa polemica contro la Croce Rossa, che in Cina è gestita direttamente dal governo, che si è dimostrata estremamente inefficiente nel far arrivare i giuste rifornimenti, nonostante avesse ricevuto donazioni di circa 80 milioni di euro.

Giovedì il presidente cinese Xi Jinping, che ha definito l’epidemia un «test importante del sistema cinese e della capacità di governo», ha detto che gli sforzi del governo stanno dando risultati. In realtà le misure adottate a Wuhan non sembrano avere frenato particolarmente il contagio. Il New York Times scrive anche che il numero di morti e infetti potrebbe essere più alto di quello delle stime ufficiali: molte persone che non si sentono bene sono mandate da un ospedale all’altro, che devono raggiungere a piedi rischiando di contagiare altre persone; spesso vengono rimandate a casa senza essere sottoposte ai test o venire curate. Molte si spostano in città con misure protettive improvvisate o insufficienti, altre si sono messe in quarantena a casa rischiando di contagiare familiari e vicini.

Nel frattempo ogni giorno c’è qualche nuova città cinese che viene messa in quarantena, con la cancellazione di eventi e ritardi nella riapertura delle scuole, chiuse per le vacanze del Capodanno cinese. Il partito Comunista cinese sta cercando di riprendere il controllo della situazione anche attraverso la censura: l’ufficio cinese che supervisiona internet ha accusato alcune società di «aver fornito illegalmente servizi di notizie online relative all’epidemia». Ha aggiunto che alcuni social network e multinazionali tecnologiche come Weibo, Tencent e ByteDance verranno sottoposte a una supervisione speciale per assicurarsi «un ambiente online che sostenga la guerra per prevenire e controllare il diffondersi del coronavirus».

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Written by forestalinews

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