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La Regione Campania non paga. Dopo 7 anni i Forestali tornano in piazza per 10 mensilità non pagate

Campania=Sicilia=Basilicata=Calabria. Paese che vai, stessa problematica, questo è il motto che la stragrande maggioranza dei lavoratori Forestali del Sud evidenziano nella loro categoria. Se in sicilia gli scioperi e la presa di posizione in piazza è solo simbolica o riferita ai sit-in dei sindacati, dopo sette anni dopo l’ultima protesta, i forestali della Regione Campania sono pronti a tornare in Piazza. Lo faranno domani, a Palazzo Santa Lucia, per rinfacciare al Governatore De Luca tutti gli impegni mancati in una vertenza che riguarda soprattutto le aree interne.

Il problema è sempre quello dei soldi. E’ evidente che il rischio durante le festività natalizie, del fattore economico prenda il sopravvento con i mancati pagamenti degli stipendi sempre più reale con centinaia di famiglie che rischiano di essere assolutamente tagliati fuori dal diritto dovuto. Ad oggi, e da mesi, mancano all’appello circa 100 milioni di euro. Non un euro è stato pagato sul 2021, che vale 74 milioni. Mentre la restante parte è relativa agli anni 2017, 2018, 2019 e 2020. E dopo molti anni, ecco il vecchio bollettino di guerra degli stipendi mancati. Qualche ente montano resiste con le anticipazioni, tutti gli altri sono in agonia.

Si parla di 10 stipendi arretati per gli operai della comunità montana “Irno-Solofrana”, 6 per l’Ufita. Ma sono tutte in grande sofferenza.Nei giorni scorsi, la Regione aveva sventolato un decreto da 17,4 milioni. Fumo negli occhi, perché quei soldi non sono mai stati liquidati. Così gli operai tornano in piazza in uno sciopero generale e regionale da 4.000 addetti. Alla decisione si è giunti dopo una lunga fase di agitazione. Ad ottobre era partita una missiva alla Prefettura. Poi contatti con l’assessore regionale Caputo. Infine un tavolo saltato nel peggiore dei modi e la decisione di tornare in piazza.l grande assente di questi anni è stato proprio il Governatore: «Non ha risolto i problemi del comparto. – spiega Ciccarelli della Flai Cgil di Avellino- Questo settore è in costante peggioramento e non si vede la soluzione». Prima sotto Bassolino, poi con Caldoro, il sistema è crollato.

Da anni è ormai chiaro che il sistema basato sui progetti, che devono essere approvati, realizzati e rendicontati, per poter essere liquidati con i fondi europei, non funziona.E poi c’è il problema delle mancate stabilizzazioni. I precari irpini della forestazione sono 600 su 1000. Lavoratori che ogni anno devono raggiungere la meta delle 156 giornate per poter andare avanti. De Luca aveva promesso di inquadrarli a tempo indeterminato in pochi mesi. Sono passati 7 anni.

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Written by forestalinews

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