in , ,

Lavoro, rischio chiusura aziende. Quali rischiano di più

Dalla chimica alla grande distribuzione, dall’energia alla tecnica, ecco il quadro delle aziende da Nord a Sud che secondo i sindacati rischiano di chiudere. 

Non c’è solo l’Ilva di Taranto, ma in tutto il Paese, dal Nord al Sud, ci sono centinaia di vertenze aziendali che  riguardano migliaia di lavoratori. I loro posti sono a rischio, ma queste vicende non hanno il risalto mediatico del polo siderurgico tarantino che in questi giorni è al centro delle cronache nazionali.

Queste vertenze – dalla chimica alla Gdo, dalla gomma-plastica al tessile – si trascinano in alcuni casi da anni, nonostante gli oltre 150 tavoli di confronto aperti al ministero dello Sviluppo economico; altre ancora stanno scoppiando negli ultimi mesi, sulla scia di una crisi industriale che coinvolge tutta l’Italia.

Spiega il fenomeno in un’intervista rilasciata oggi all’agenzia stampa Adnkronos, il segretario generale della Uiltec, la federazione sindacale dei lavoratori dell’industria tessile, dell’energia e della chimica, Paolo Pirani: «Ci sono situazioni diverse sul territorio: alcune le stiamo risolvendo, come ad esempio la vertenza dello storico marchio de La Perla. Altre preoccupano, come la Treofan, con gli indiani del gruppo Jindal che sono scappati via e hanno chiuso lo stabilimento di Battipaglia, e adesso stanno mettendo in dubbio quello di Terni. L’azienda ha anche un altro stabilimento a Brindisi, e conta in totale circa un migliaio di lavoratori».

Anche quelle realtà industriali che potrebbero portare innovazione e sviluppo incontrano rallentamenti. «Ci sono alcuni siti industriali -spiega Pirani- come la raffineria di Gela con il progetto di Eni per la riconversione verde che va a rilento per problemi autorizzativi. E per quanto riguarda la Sardegna per il progetto Matrica, nato dalla collaborazione tra Eni e Novamont per la produzione di sacchetti di plastica, e anche lì tutto è fermo».

Alcune norme inserite dal Governo in manovra potrebbero anche aggravare, secondo il sindacato, la crisi di alcune aziende. «La crisi sta investendo tutta una serie di aziende del settore della plastica, e le tasse del governo sulla plastica monouso non faranno che aggravare questa crisi», spiega Pirani. «E poi ci sono tante aziende del settore tessile in crisi, ad esempio nel Biellese. Aziende che non hanno l’impatto mediatico dell’Ilva, ma che sono anch’esse in crisi con migliaia e migliaia di lavoratori a rischio».

Ma la crisi si fa sentire anche nella Gdo, la grande distribuzione organizzata, dove a far tremare tanti lavoratori sono gli effetti della fusione tra i due colossi Auchan e Conad. «Ad oggi la situazione degli esuberi per questa vertenza – racconta ad Adnkronos Marco Marroni, segretario nazionale del sindacato di categoria Uiltucs– è stimabile in circa 3.400 addetti. Questa è una vertenza che può avere effetti devastanti sui territori, in particolare ad esempio Campania e Sicilia, dove ci potremmo trovare centinaia e centinaia di persone in mezzo a una strada a Napoli come a Catania o Palermo».

I primi lavoratori a restare a casa potrebbero esserci già dalle prossime settimane: «Conad ci ha annunciato che per i 109 punti vendita che saranno trasferiti sotto le nuove insegne nelle prossime settimane, 8 di questi avranno 310 esuberi», spiega Marroni.

Ma i sindacati sono pronti a dare battaglia: nonostante non ci sia più un’apposita unità di crisi presso il Governo o una “cabina di regia” al Cnel con le parti sociali, l’obiettivo è quello del confronto con il Governo per rappresentare questi problemi in atto e individuare una soluzione: «Noi vogliamo incontrare a breve il ministro Patuanelli per fare il punto su tutte le crisi che riguardano i nostri settori», conclude Pirani.

What do you think?

Written by forestalinews

Per contattarci cliccate sulla busta sopra. Saremo lieti di rispondervi :)

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Loading…

0

Comments

0 comments

Seus 118 Sicilia. Dispositivi e formazione per il personale

Naspi. Quanto tempo passa dalla presentazione della domanda all’accredito della prestazione da parte dell’Inps?