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Le montagne sono più verdi: in espansione le zone forestali a Brescia

Sono un grande polmone verde, un antidoto all’effetto serra, una risorsa naturale ed economica in continua espansione. I boschi avanzano, in Lombardia e nel Bresciano. E non è necessariamente una bella notizia perché la causa principale è l’abbandono della montagna e dei terreni agricoli. L’uomo fugge e la vegetazione prevale. Rispetto al 1936 le foreste lombarde sono cresciute di oltre il 65%, in alcune province hanno ripreso gli spazi che occupavano nel Settecento.

Brescia conta la maggiore superficie boscata, oltre 171mila ettari, il 36% della superficie provinciale, il 27,7% delle foreste regionali. Ogni lombardo dispone di 613 mq di bosco, ogni bresciano di 1.352 mq. L’avanzata degli alberi, in atto da tempo, ha registrato una accelerazione negli ultimi anni. Brescia e Sondrio sono le province più interessate.

Fra il 2015 e il 2018 il bosco naturale in casa nostra è cresciuto mediamente di quasi 1.200 ettari l’anno (poco più di mille in Valtellina, 4.917 ettari a livello regionale). In Lombardia dal 2009 al 2018 la vegetazione ha preso possesso di quasi 17mila ettari in più. Espansione naturale, non gestita e programmata dall’uomo. Sono alcuni degli elementi contenuti nel «Rapporto sullo stato delle foreste in Lombardia», riferito al 2019, elaborato dall’Ersaf (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, il testo è disponibile sul suo sito). I boschi prendono il posto dei prati permanenti e seminativi, dei terreni con arbusti e/o cespugli. L’abete rosso, il carpino nero, la roverella, il faggio e il castagno sono le categorie forestali più diffuse, da noi come nel resto della Lombardia.

Protezione del suolo e delle acque, conservazione della biodiversità, qualità del paesaggio, produzione di beni, salubrità del clima, attrattiva turistica: sono tante le funzioni delle foreste. Va aggiunta quella, fondamentale, di serbatoio di anidride carbonica (Co2). I quasi 620mila ettari di bosco lombardo stoccano 99,4 milioni di tonnellate e ne assorbono 2,6 milioni. Nel Bresciano (considerando la quota del 27%) le quantità sono rispettivamente 26 milioni e oltre 700mila. Un polmone che respira e rende l’aria meno inquinata, tanto più prezioso considerando i veleni che ristagnano sulla Pianura padana. Le funzioni citate di produzione, protezione, benessere sociale e tutela della biodiversità devono essere garantite attraverso una gestione mirata delle risorse.

I prelievi di massa legnosa sono subordinati alle indicazioni previste dai Piani di indirizzo forestali (Pif) approvati dalla Regione. Nel 2019 sono stati promossi i Pif del Parco dell’Adamello, delle Comunità del Sebino Bresciano, dei Laghi Bergamaschi e della Valsassina. A questo punto la pianificazione copre 377mila ettari. Nel Bresciano siamo all’80% della superficie. Per sostenere il settore forestale la Regione ha stanziato nel 2019 complessivamente 14,5 milioni. Investimenti per – fra le altre cose – ammodernare l’agricoltura e la silvicoltura montana, aiutare il sistema delle malghe, rimboschire, promuovere e commercializzare i prodotti forestali, tutelare la biodiversità e la risorsa idrica. IlRapporto presenta anche il bilancio degli incendi boschivi del 2019. Ben 187 (il 64% colpa dell’uomo) su una un’area di 1.265 ettari, di cui 806 boscati. Record negativo nel Bresciano con 61 roghi, anche se le province più penalizzate sono state Como (566 ettari) e Varese (450). Furono impegnati 4.327 operatori, di cui 118 carabinieri forestali. Oltre al danno ambientale un costo complessivo per la collettività (spegnimento e ripristino) di 3,8 milioni.

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Written by forestalinews

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