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L’Europa ha intenzione di dichiarare almeno il 10% del territorio europeo “area rigorosamente protetta”

 Secondo alcune indiscrezioni sulla nuova strategia per la biodiversità, la Commissione Europea ha intenzione di dichiarare almeno il 10% del territorio europeo “area rigorosamente protetta”. Se fosse vero, si tratterebbe di un grande passo avanti rispetto all’attuale 3%. Le nuove aree protette sarebbero soprattutto zone forestali primarie e di vecchia crescita, vale a dire quegli ecosistemi più ricchi che fungono da sistema di cattura e stoccaggio naturale del carbonio.

La strategia per la biodiversità sarà presentata il prossimo 20 maggio. Nel corso della sua elaborazione, la protezione delle zone forestali è stata a lungo oggetto di discussione, soprattutto per dipanare l’intrico delle competenze in materia di regolamento. Le foreste, infatti, sono attualmente gestite a livello nazionale e i governi hanno avuto la tendenza a guardare con sospetto qualsiasi interferenza dell’UE.

Le tensioni sono emerse soprattutto nell’estate del 2017, quando la Commissione Europea ha vietato le attività di disboscamento nella foresta di Białowieża, area protetta polacca, citando i rischi di gravi e irreparabili danni se la raccolta del legno fosse continuata a regime. All’epoca, la Polonia aveva affermato che il disboscamento fosse necessario per controllare la diffusione di un parassita, argomento che era stato successivamente respinto dalla corte di giustizia dell’UE.

Con la nuova strategia per la biodiversità, il legislativo europeo è convinto che si dovrebbe fare di più per le zone forestali di vecchia crescita e intende presentare “obiettivi di ripristino della natura legalmente vincolanti al fine di salvaguardare ecosistemi sani e resilienti”. Ma la strategia della Commissione ha già sollevato dubbi su cosa si intenda esattamente per “vecchia crescita”.

“Diverse fonti considerano qualsiasi foresta indisturbata e contenente alberi di 150 o più anni come foresta di vecchia crescita, e vi è un ampio consenso scientifico sul fatto che tali foreste abbiano un valore incommensurabile per l’umanità”, ha dichiarato Keith Kline, ricercatore dell’Oak Ridge National Laboratory, a Euroactiv. Tuttavia, la definizione potrebbe generare tensioni tra i paesi dell’UE perché determinerà la percentuale di aree protette che saranno dichiarate off-limits. E nessun paese vorrà perdere terreno utilizzato per le attività forestali.

La silvicoltura, compresa l’industria del legno e della carta, rappresenta circa l’1% del PIL dell’UE e fino al 5% per paesi come la Finlandia, fornendo lavoro a circa 2,6 milioni di persone. Petri Sarvamaa, deputato finlandese del Partito popolare europeo di centro destra (PPE), ha affermato che sono necessarie statistiche affidabili per disporre di dati comparabili tra i paesi dell’UE“La strategia per la biodiversità dovrà fornire una prospettiva più ampia sulle aree protette”, ha dichiarato la Confederazione europea dei proprietari di foreste private (CEPF), secondo cui “la Commissione trascura ampiamente la dimensione sociale ed economica delle foreste“.

La Commissione, consapevole dell’attuale assenza di dati, prevede di lanciare una nuova piattaforma per la raccolta di dati informativi sulle zone forestali dell’UE al fine di stilare una profonda analisi costi benefici.

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