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L’Italia rientra fra gli otto paesi «a rischio di non rispetto del Patto di Stabilità»

Il governo Pd-Cinque stelle era nato sotto lo sguardo benevolo dei vertici Ue, rasserenati dall’uscita di scena di Matteo Salvini e delle pulsioni euroscettiche della Lega. L’idillio, però, inizia già a mostrare qualche crepa.

In settimana Bruxelles ha bacchettato le scelte di politica economica del nuovo esecutivo Conte, promuovendo con riserva il documento programmatico di bilancio depositato a ottobre.

In aggiunta sta esplodendo in Italia una curiosa polemica retroattiva sulla riforma del meccanismo europeo di stabilità, il fondo salva-stati: Salvini è partito all’attacco, accusando il governo di spingere per una riforma «peggiorativa nei confronti dell’Italia»; Di Maio gli ha fatto eco, promettendo verifiche sulla revisione che dovrà essere discussa dai capi di Stato europei e, successivamente, ratificata dal Parlamento italiano.

Perché «retroattiva»? Perché l’Italia è tra paesi che hanno dato il via libera alla bozza di riforma nel 2019, quando Salvini e Di Maio governavano insieme. Un dettaglio che non ha impedito ai due di lanciare una offensiva congiunta contro Bruxelles. Ma andiamo con ordine.

Italia-Europa, primo match: la manovra
Il primo nodo di tensione fra l’Italia e l’Europa è scattato con la pubblicazione delle «opinioni» sulla legge di bilancio. Il risultato è una promozione parziale. L’esecutivo ha riconosciuto al nostro paese «alcuni progressi» nell’implementazione delle linee guida europee, soprattutto sul fronte fiscale, ma mantiene il suo faro sulle finanze pubbliche italiane.

L’Italia rientra fra gli otto paesi «a rischio di non rispetto del Patto di Stabilità», con il rischio di «deviazioni significative» sul fronte del debito. Fuori dall’euro-gergo, la Commissione sospetta che legge di bilancio gonfi ulteriormente il rapporto debito pubblico/Pil, pregiudicando la sostenibilità dell’economia nazionale.

«La sostenibilità a breve termine delle finanze pubbliche italiane – si legge nel documento – continua ad apparire vulnerabile ad aumenti del costo di emissione del debito». La buona notizia è che l’esecutivo comunitario sta considerando di allentare le regole per una maggiore flessibilità sulle emergenze idrogeologiche che hanno travolto – letteralmente – Venezia e Matera. Fra gli altri paesi nel mirino della Commissione ci sono Francia, il Portogallo, la Spagna, il Belgio, la Finlandia, la Slovenia e la Slovacchia.

Italia-Europa, secondo match: la riforma del Mes e il giallo ristrutturazione
Il secondo fronte di tensione è, in realtà, tutto italiano. L’opposizione, eparte della maggioranza, sono partiti all’assalto di una revisione del Meccanismo europeo di stabilità, istituito nel 2012 come fondo di emergenza per assistere gli stati europei colpiti o minacciati da problemi di finanziamento. È la stessa risorsa «salva-stati» impiegata in soccorso di paesi come Cipro, Grecia e Spagna. I suoi interventi spaziano dalla concessione di prestiti all’acquisto di titoli di Stato e all’emissione dei cosiddetti stability bonds, titoli destinati a raccogliere risorse per la concessione di prestiti.

Negli ultimi anni si è aperto un dossier per la sua revisione, con l’obiettivo di trasformarlo in uno strumento attivabile anche al di là delle situazioni di emergenza, con più poteri e funzioni rispetto alla versione attuale. La bozza di riforma, concordata dall’Eurogruppo il 14 giugno 2019 (quando l’esecutivo Lega-Cinque stelle era ancora in carica), è tutt’ora in discussione e deve passare prima per il via libera dell’Eurogruppo e poi per la ratifica dei 19 paesi dell’Eurozona.

La riforma prevede alcune novità sostanziali, come l’introduzione di un paracadute da 70 miliardi di euro per aiutare i paesi a risolvere le proprie crisi bancarie nel caso di carenze di fondi. Ma l’elemento che ha scatenato le ostilità di Salvini e parte della stessa maggioranza è dettata da una stortura, in teoria, contenuta nell’accordo: per i paesi più a rischio, l’accesso al fondo dovrebbe essere subordinato alla ristrutturazione del debito.

L’ipotesi è allarmante per l’Italia. Il problema è che non è fondata, a quanto spiega il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: «Si è ingenerato nel dibattito italiano molta confusione – ha detto – È bene chiarire come la riforma del Mes non introduca in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario».

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Written by forestalinews

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