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Lombardia in zona arancione? Ecco cosa potrebbe cambiare

La Lombardia diventa zona arancione? “Tecnicamente” sì, stando alle parole del governatore Attilio Fontana: “Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione”.

La Lombardia, così come Piemonte, Valle D’Aosta e Calabria, che sono state le prime regioni a essere inserite in zona rossa con il Dpcm 3 novembre, premono per il declassamento in zona arancione, che porterebbe a un allentamento delle misure restrittive. Restare in zona rossa a ridosso del Natale è un rischio che nessuna regione vuole correre.

Ma, precisa Fontana, “almeno fino al 27 novembre resteremo in zona rossa”, ricordando che in base all’attuale Dpcm il passaggio a una fascia di rischio più bassa può avvenire solo se i dati vengono confermati per due settimane consecutive.

Per uscire dalla zona rossa bisognerà quindi attendere fine novembre-inizio dicembre.

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Lombardia zona arancione: cosa cambierebbe
Lombardia in zona arancione significherebbe che i cittadini si potrebbero muovere all’interno del proprio comune durante il giorno senza obbligo di autocertificazione. Resterebbe vietato uscire dal proprio comune e dalla regione se non per motivi di lavoro, studio, urgenza, salute o necessità.

In zona arancione restano chiusi ristoranti, bar, pub, pizzerie, gelaterie e pasticcerie, ma è consentito il servizio di asporto fino alle 22 e la consegna a domicilio senza limiti di orario.

Con il passaggio da zona rossa ad arancione in Lombardia si potrebbe andare dall’estetista e nei saloni di tatuaggi, chiusi in zona rossa. Per quanto riguarda le scuole, tornerebbero le lezioni in presenza anche per seconda e terza media, con obbligo di mascherina al banco, mentre le superiori continuerebbero con la DAD.

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Secondo i dati diffusi da Cisl Lombardia, da quando la Lombardia è stata dichiarata zona rossa a inizio novembre, sono quasi 480mila (il 10% del totale) i lavoratori del settore privato che non lavorano. I più colpiti dalle misure dell’ultimo Dpcm risultano essere gli addetti del settore sport e intrattenimento, per non parlare di chi lavora nella ristorazione e dell’accoglienza, nel settore dei servizi alla persona e nel commercio.

Secondo l’indagine condotta, le misure applicate in Lombardia ipoteticamente in zona arancione interesserebbero quasi 300.000 lavoratori, pari al 6,3% del totale nell’economia privata. Una abbassamento della curva epidemiologica e un miglioramento della situazione negli ospedali, tali da portare la Lombardia in zona arancione, permetterebbero a 176.996 addetti di proseguire la propria attività lavorativa. In caso di passaggio a zona gialla, sarebbero 241.161 le persone che potrebbero riprendere la propria attività.

Nuove zone rosse e arancioni: regioni a rischio
Intanto, mentre Lombardia incrocia le dita sul declassamento in zona arancione, altre regioni sembrano andare nella direzione opposta. Il Veneto, attualmente zona gialla accerchiata da zone rosse e arancioni, potrebbe passare ad arancione, mentre Puglia, Basilicata e Liguria rischiano di finire in zona rossa. Lopalco, presidente della Puglia, ha detto che al momento il sistema regge e che l’ipotesi dell’ingresso della regione in zona rossa è in corso di valutazione.

Per sapere come si presenterà l’Italia divisa in 3 fasce a ridosso del Natale dovremo aspettare il 3 dicembre, data in cui scadrà il Dpcm in vigore.

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Written by forestalinews

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