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L’Ong denuncia: un altro naufragio in Libia: “Temiamo una strage con cento morti”

Mentre le navi umanitarie delle Ong con centinaia di migranti a bordo sono ancora in attesa di un «porto sicuro», e nel porto di Lampedusa continuano ad arrivare autonomamente disperati a bordo di piccole imbarcazioni (solo ieri 37 su 3 barche), nel tratto di Mediterraneo centrale davanti alla Libia potrebbe essersi consumata l’ennesima terribile tragedia, con decine di morti annegati. L’allarme lo ha lanciato ieri pomeriggio Alarm Phone, il servizio telefonico che raccoglie le richieste di aiuto dei migranti e le «gira» alle autorità dei Paesi europei che hanno responsabilità di Sar, Search and rescue, in quelle acque. «Naufragio nel Mediterraneo? Ieri un pescatore ci ha detto che una barca si è capovolta al largo della Libia – ha twittato Alarm Phone -. Dice di aver salvato tre persone e di aver visto tanti corpi. I sopravvissuti parlano di oltre cento persone a bordo. Non abbiamo ancora conferme ma temiamo un’ennesima tragedia».

Non sarebbe la prima, purtroppo, e il recente caso del piccolo gommone con 15 persone a bordo, di cui una sola sopravvissuta e salvata dalla Marina maltese, è solo l’ultimo di una drammatica serie di naufragi che sembra non volersi mai esaurire. A inizio luglio, questa volta davanti alla Tunisia, c’era stato un naufragio con oltre 80 persone morte, molte delle quali mai recuperate. A denunciarlo era stata proprio Alarm Phone: in quell’occasione si salvarono solo in cinque. E alla fine dello stesso mese, un barcone con circa 300 persone si era rovesciato davanti Al-Khoms, in Libia. Almeno 150 i morti, secondo le testimonianze dei sopravvissuti. Per l’Onu è stato il più grave naufragio mai avvenuto in quel mare.

Stavolta, però, non ci sarebbero, almeno non ancora, testimonianze sufficienti e anche il personale dell’Oim presente in Libia finora non ha avuto alcuna informazione precisa. «Mancano conferme definitive – ha scritto sui social l’associazione italiana Mediterranea Saving Humans che gestisce la nave umanitaria Mare Jonio- ma se venisse accertata sarebbe l’ennesima terribile strage. Nel silenzio colpevole dell’Europa, dell’Italia».

Molte miglia più a nord, tra Linosa e Malta, prosegue l’attesa in mare della Ocean Viking, la nave delle Ong Medici senza frontiere e Sos Mediterranee che ha a bordo 356 persone, 103 delle quali minori, salvate in quattro interventi consecutivi al largo della Libia, tra il 9 e il 12 agosto scorsi. A differenza della Open Arms, per la quale comincia a muoversi qualcosa, la Ocean Viking non ha in vista una soluzione che consenta un rapido sbarco dei migranti che ha a bordo. Per due volte nei giorni scorsi (l’ultima il 13) è stato chiesto a Malta e Italia un «pos» ma la Valletta ha risposto di no mentre da Roma solo silenzi.

«L’emergenza a bordo più importante adesso è quella psicologica – spiega dalla nave Luca Pigozzi, medico di Msf -. Queste persone hanno subito e stanno subendo traumi importanti. In molti hanno subito torture o violenze sessuali in Libia. L’attesa dello sbarco, consumata in uno spazio confinato in mezzo al mare, non può che peggiorare le loro condizioni. Curiamo feriti di guerra o adulti con patologie croniche come il diabete. A oggi abbiamo effettuato 130 visite mediche e 63 medicazioni di ferite». 

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Written by forestalinews

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