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Morte dei pompieri, il proprietario confessa. Voleva frodare l’assicurazione.

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Voleva frodare l’assicurazione, stipulata anche per fatto doloso. Ma ha sbagliato nel programmare il timer e ha finito per uccidere. È piena ed esaustiva la confessione ai carabinieri, nella notte, del proprietario della cascina di Quargnento (Alessandria), fermato con l’accusa di disastro doloso, omicidio volontario plurimo e lesioni volontarie per l’esplosione che nella notte tra il 4 e il 5 novembre distrusse il cascinale provocando la morte di tre vigili del fuoco. Confessione ribadita davanti al pm. Indagata a piede libero la moglie. Lo ha riferito il procuratore capo di Alessandria, Enrico Cieri, stamani in conferenza stampa. Il fermato ha ribadito più volte agli inquirenti che «non voleva uccidere».

Errore nel settaggio del timer, ma la tragedia era evitabile

«Il timer era stato settato all’1.30 ma accidentalmente c’era anche un settaggio alla mezzanotte. Questo ha portato alla prima modesta esplosione che, ahimè, ha allertato i vigili del fuoco» riferisce il procuratore. L’esplosione doveva essere una sola ma l’errore nella programmazione del timer, collegato alle bombole del gas, ha provocato la tragedia. Una delle prove decisive, che ha portato alla confessione di Giovanni Vincenti, è stato il ritrovamento nella sua camera da letto, poggiato sul cassettone, del libretto di istruzioni del timer, ha spiegato il comandante del carabinieri di Alessandria, Michele Lo Russo.

«A noi risulta – ha detto il procuratore – che la prima esplosione parziale e accidentale sia stata all’incirca a mezzanotte e qualcosa. A questo punto intervengono sul posto le due pattuglie dei vigili del fuoco e una dei carabinieri. All’una, uno dei carabinieri chiama Vincenti e gli dice che stanno intervenendo nella sua abitazione, stanno spegnendo l’incendio». Il proprietario non avverte del possibile rischio di una nuova esplosione. Avvenuta mezz’ora dopo. «Le altre cinque bombole non esplose stavano insufflando l’ambiente di gas e c’era quindi lo spazio per una qualche segnalazione che noi pensiamo avrebbe potuto evitare la tragedia», conclude il procuratore. Vincenti ha sostenuto di non averla fatta perché «sconvolto per un gesto andato al di là delle intenzioni».

Il movente sarebbe economico: Vincenti e la moglie erano fortemente indebitati e lo scorso agosto l’assicurazione dell’edificio era stata estesa al fatto doloso. «Stiamo valutando un ulteriore aspetto che è quello della frode ai danni della compagnia di assicurazione perlomeno nella forma tentata – ha detto il procuratore – perché il crollo di questo edificio era volto a conseguire il premio di un milione e mezzo dell’assicurazione che era stata stipulata lo scorso agosto anche per fatto doloso altrui».

La svolta nella notte dopo i funerali

La svolta nelle indagini è arrivata a poche ore dai funerali solenni di Antonio Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo nella cattedrale dei Santi Pietro e Marco di Alessandria, alla presenza tra gli altri del premier Giuseppe Conte, del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «Dovete beccarli, dovete fare di tutto per beccarli», era stato l’appello dei parenti delle vittime al presidente del Consiglio. «Bisogna capire perché e chi ha fatto questo», era stato l’invito pressante del comandante provinciale dei vigili del fuoco, Roberto Marchioni.

Le indagini hanno portato in pochi giorni a un risultato grazie alle attività «serrate e articolate» dei carabinieri, agli ordini del colonnello Michele Angelo Lorusso. Numerosi gli accertamenti tecnici e gli interrogatori. Vincenti, che gli inquirenti avevano già ascoltato più di una volta, nella notte ha risposto per diverse ore alle nuove domande degli investigatori. Alle 2.29 la notizia di un fermo di polizia giudiziaria, con un comunicato di dieci righe. Poco dopo Vincenti lasciava la caserma con altre due persone. Stamani la conferenza stampa in cui il procuratore ha svelato il nome del fermato.

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Written by forestalinews

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