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Nuova diffusione delllavariante Covid. Nuovi lockdown al vaglio dell’Europa

Servono lockdown più severi, bisogna impedire i viaggi non essenziali e attrezzare gli ospedali in vista di una maggiore pressione. Lo chiede l’Europa, che ieri ha lanciato un preoccupato allarme per la diffusione delle varianti all’interno dell’Unione. A mettere in guardia i governi è l’Ecdc, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, che ha rivisto il livello di rischio portandolo a «molto alto». Sono tre al momento le varianti sotto osservazione: quella britannica, quella sudafricana e quella brasiliana (non ancora individuata in Europa). Per le ultime due viene rilevata la «possibile riduzione di efficacia del vaccino».

L’allarme è arrivato ieri sera sul tavolo virtuale dei leader Ue, riuniti in videoconferenza per discutere dell’emergenza sanitaria. L’agenzia ha invitato i governi ad attivare i laboratori per il sequenziamento del virus, migliorare il tracciamento dei contatti, accelerare le vaccinazioni. Ma soprattutto ha chiesto un inasprimento delle misure restrittive e lo stop dei viaggi non essenziali, quest’ultima accolta dai leader. La stessa richiesta è arrivata anche da Angela Merkel, che in caso contrario aveva minacciato la chiusura delle frontiere.

Di certo per viaggiare non basterà il passaporto vaccinale chiesto dal premier greco Kyriakos Mitsotakis. Molti suoi colleghi si sono opposti, dicendo che è giusto adottare un certificato vaccinale riconosciuto in tutta l’Ue. Ma il carnet dovrebbe rimanere «un documento medico e non un documento di viaggio». I motivi sono vari: non tutti i cittadini hanno avuto il diritto di ricevere il vaccino, che resta facoltativo e che al momento dà garanzie sul fronte della malattia, ma non dei contagi. Dopo settimane di negoziati è invece arrivato l’ok all’utilizzo dei test rapidi e al reciproco riconoscimento di quelli molecolari.

L’altro tema che ha tenuto banco durante la riunione è stato il rallentamento delle forniture di vaccini Pfizer/BioNTech che ha colpito tutti Paesi. Questa settimana l’Italia ha ricevuto il 29% di dosi in meno, ma ad altri è andata persino peggio: Polonia e Romania hanno denunciato un calo del 50%. L’azienda continua a ripetere che da lunedì si tornerà alla normalità e che i ritardi saranno recuperati nel giro di qualche settimane: «È previsto un aumento delle dosi che saranno consegnate a partire dalla settimana del 15 febbraio – assicura un portavoce – che ci consentirà di consegnare le quantità di dosi previste per il primo trimestre e un quantitativo nettamente superiore nel secondo trimestre».

Pfizer ribadisce che il ritardo è dovuto solo alle «modifiche dei processi di produzione» che consentiranno di «fornire un numero significativamente maggiore di dosi nel secondo trimestre». In questi giorni è montato il sospetto che il calo delle consegne sia in qualche modo collegato a un ricalcolo delle dosi già fornite, visto che l’8 gennaio l’Agenzia europea del farmaco ha dato l’ok per estrarne sei da ogni fiala. Pfizer ha però spiegato a “La Stampa” che le sei dosi per fiala vengono conteggiate solo a partire dal 18 gennaio e non quindi per le precedenti consegne. Resta il fatto che alcuni Paesi sono a corto delle speciali siringhe che consentono di massimizzare l’utilizzo dei flaconcini e quindi continuano a estrarre cinque dosi, ma al prezzo di sei. Pfizer ha messo a disposizione i suoi esperti per fare dei corsi di formazione e BioNTech si è detta pronta a fornire le siringhe. Ovviamente a pagamento.

L’austriaco Sebastian Kurz ha chiesto di fare pressing sull’Agenzia Ue del farmaco affinché approvi al più presto il vaccino di AstraZeneca, mentre Merkel ha aperto all’uso e alla produzione di «Sputnik V» nel caso in cui arrivasse l’ok dell’Ema.

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Written by forestalinews

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