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Pensione e disoccupazione ai mafiosi: sentenza storica

L’Inps rende noto nel messaggio numero 1197 del 16 marzo 2022 di aver accolto e attuato una sentenza della Corte Costituzionale che sancisce che i condannati per reati di mafia e terrorismo dovranno percepire di nuovo i trattamenti assistenziali che erano stati revocati a questo bacino d’utenza con una legge di 10 anni fa. La storica sentenza spiega perché anche gli stragisti dovrebbero avere diritto a regimi assistenziali e previdenziali pubblici.

In base a una legge del 2012 i giudici, in caso di condanna per reati particolarmente gravi riconducibili a mafia e terrorismo, hanno potuto disporre la revoca dei seguenti trattamenti assistenziali e previdenziali dell’Inps.

  • Indennità di disoccupazione.
  • Assegno sociale.
  • Pensione sociale.
  • Pensione per gli invalidi civili.

I reati sono quelli degli articoli 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422, che riguardano queste materie.

  • Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico.
  • Attentato per finalità terroristiche o di eversione.
  • Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione.
  • Associazioni di tipo mafioso anche straniere.
  • Scambio elettorale politico-mafioso.
  • Strage.

La Corte Costituzionale si è però pronunciata negativamente sulla revoca dei trattamenti, perché, si legge nella sentenza, potrebbe comportare il rischio concreto che il condannato che sconta la pena in regimi alternativi alla detenzione in carcere non disponga di mezzi sufficienti per la propria sussistenza.

“L’illegittimità della revoca”, sottolinea la Consulta, “deriva dal pregiudizio al diritto all’assistenza per chi necessita dei mezzi per sopravvivere, che deve essere comunque garantito a ciascun individuo, pur se colpevole di determinati reati”.

Per questo motivo l’Inps non procederà più alla revoca dei trattamenti assistenziali o previdenziali nei confronti dei soggetti condannati per i reati sopra descritti e che non scontano la pena in carcere ma attraverso le misure alternative qui elencate.

  • Affidamento in prova al servizio sociale.
  • Misure alternative alla detenzione nei confronti dei soggetti affetti da Aids conclamata o da grave deficienza.
  • Detenzione domiciliare.
  • Detenzione domiciliare speciale per particolari ipotesi e riferita ai genitori con figli minori, al fine della tutela di questi ultimi.
  • Liberazione anticipata.
  • Altre misure per l’emergenza Covid.

Ai soggetti che si sono visti revocare indennità di disoccupazione, assegno sociale, pensione sociale e pensione di invalidità, anche nelle formule e nelle denominazioni diverse che hanno assunto nel tempo, sono dovuti ora anche gli arretrati e i trattamenti dalla data di decadenza del diritto stabilita dalla legge del 2012.

Per avere ulteriori informazioni che riguardano questi trattamenti, potete consultare le nostre guide. Qui quella che riguarda la disoccupazione Naspi, con i requisiti e il suo funzionamento. Qui quella sull’assegno di pensione sociale. Potete invece trovare in questo articolo tutte le informazioni che riguardano l’assegno di invalidità, anche per chi lavora già.

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Written by forestalinews

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