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Quanto durerà la protezione data dai vaccini? Probabile la terza dose


Non lo sappiamo ancora, perché non c’è nessun test che può predire la durata della protezione. E questo vale per tutti i vaccini in uso. In tutto il mondo si stanno seguendo nel tempo le risposte immunitarie e il livello di protezione indotti dai vaccini: l’ipotesi prevalente è che dei richiami saranno necessari, ma non è chiaro come e quando andranno effettuati. Per analogia con la stragrande maggioranza dei vaccini, è ragionevole assumere che la protezione durerà almeno un anno.

Quanti mesi di memoria immunologica sono stati sono stati monitorati finora?
Gli studi di Fase 3 sono iniziati 8-9 mesi fa e ci dicono che le persone vaccinate sono ancora protette. Nel Regno Unito e in Israele, dove le vaccinazioni sono iniziate a dicembre, la protezione data dalle prime vaccinazioni è ancora valida.

Come mai è un dato ancora incerto?
Il SARS-CoV-2 è un virus relativamente nuovo e non ci aiuta il paragone con gli altri coronavirus, che sono stati poco studiati perché provocano sintomi lievi, né con la SARS, scomparsa nel giro di mesi. Non conosciamo nemmeno qual è il «correlato di protezione», un livello numerico misurabile di risposta immunitaria sopra cui si è protetti e al di sotto del quale si è, invece, di nuovo suscettibili. L’altro fattore confondente è la possibile ri-esposizione da parte delle persone vaccinate a un virus che circola ancora: l’esposizione «rinfresca» la memoria immunitaria e rialza i livelli anticorpali. Il monitoraggio dovrebbe poter escludere questo fattore per riuscire a determinare la durata della protezione vaccinale in sé per sé.

Come si monitora la durata della protezione?
Non avendo un «correlato di protezione», ci si basa su dati empirici derivanti dalla continua misurazione nel tempo della risposta immunitaria (anticorpale e di linfociti T) e dal numero di reinfezioni nella popolazione già completamente vaccinata. Sappiamo che la risposta immunitaria decresce nel tempo, ma, come scritto sopra, non conosciamo quale sia il punto al di sotto del quale non si sia più protetti. Potrebbe ben essere che anche un livello di risposta immunitaria «dimezzato» o diminuito di 5-10 volte protegga ancora dalle reinfezioni. Bisognerà anche stabilire se la terza dose (la seconda, nel caso dei vaccini monodose) sarà un richiamo contro una variante del virus omologa o eterologa.

Che cosa vuol dire? Con che tipo di vaccino sarà fatta la terza dose?
I richiami vaccinali possono essere di due tipi: omologhi, cioè contro la stesso micro-organismo (come con il tetano, che si fa ogni 10 anni), o eterologhi, come nel caso dell’influenza per cui ogni anno il vaccino va riformulato per contrastare un ceppo virale diverso. Il richiamo omologo è quello che si farà quando dovesse affievolirsi la risposta immunitaria al punto da esporre alla re-infezione contro le stesse varianti che circolano oggi. Il richiamo eterologo è quello che verrebbe fatto contro nuove possibili varianti del SARS-CoV-2 che non venissero più neutralizzate efficacemente dagli attuali vaccini.

Le varianti emergenti cambieranno le nostre esigenze di vaccinazione in merito ai richiami?
Sicuramente la politica vaccinale dovrà seguirà l’evoluzione delle varianti virali.

Se le varianti dovessero ridurre l’efficacia dei vaccini, si ridurrebbero anche i mesi di protezione assicurati dagli stessi?
È possibile che la protezione dai vaccini Covid-19 meno efficaci svanisca più rapidamente, ma ancora non lo sappiamo.

Ci sono differenze tra i vaccini, in merito ai richiami? Alcuni possono richiederli prima di altri?
Lo scopriremo con il passare dei mesi: bisogna tenere conto che molti vaccini in uso sono prodotti su cui non c’è esperienza: i farmaci a RNA messaggero (come Pfizer e Moderna) non esistevano prima, i vaccini a vettore virale (come AstraZeneca e Johnson & Johnson) esistevano, ma non erano mai stati usati in modo estensivo per vaccinare intere popolazioni. Non sappiamo se una tipologia di vaccino rispetto a un’altra fornirà una memoria più duratura.

Quali combinazioni di vaccini ci saranno per la terza dose? Gli stessi? O specifici per le varianti?
Dipende dalle agenzie regolatorie e dai dati che avremo a disposizione.

* Ha collaborato Sergio Abrignani, immunologo dell’Università degli Studi di Milano.

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Written by forestalinews

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