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Restano in cassa integrazione gli operai Forestali del Piemonte. Boschi e sentieri abbandonati

Nell’anno delle vacanze in Italia, montagne e campagne torinesi rischiano di non presentarsi affatto in forma agli occhi di escursionisti e turisti. Gli operai forestali della Regione, infatti, sono ancora in cassa integrazione. Dopo una serie di rinvii sembrava potessero rientrare a inizio maggio, invece sono in attesa della chiamata. “Non c’è alcun motivo per cui non possano rientrare al lavoro, se non quello di risparmiare sui loro stipendi”, accusa Lara Calvani della Flai-Cgil torinese. 

Ogni anno nel Torinese 125 operai vengono utilizzati per sistemare sentieri, boschi, terrapieni e per riparare i danni del maltempo invernale (che negli ultimi mesi sono stati considerevoli). Di questi, 72 addetti sono a tempo indeterminato. Avrebbero dovuto ricominciare a lavorare a marzo, ma sono stati messi in cassa integrazione per l’emergenza coronavirus: “Non si capisce perché non possano rientrare: lavorano all’aperto, a centinaia di metri di distanza gli uni dagli altri e possono indossare mascherina e usare gel igienizzanti senza alcun problema”, dice la sindacalista della Cgil. 

Anche peggio di loro stanno i 53 stagionali, che normalmente vengono assunti a inizio aprile: “Finora hanno preso solo i 600 euro di bonus emergenza a marzo e stop. Se però quest’anno non dovessero riuscire a lavorare per un numero sufficiente di giornate, il prossimo inverno rischiano di non poter accedere alla disoccupazione agricola. E a quel punto per loro si aprirebbe un enorme problema”, evidenzia Lara Calvani. Finora gli appello alla Regione sono caduti nel vuoto: “Ci siamo confrontati spesso con l’ente, che ha fissato diverse date per la ripartenza. Ogni volta, però, sono state disattese. L’ultima prevedeva di tornare al lavoro a inizio maggio, ma dopo quasi 20 giorni nulla è accaduto”.

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Written by forestalinews

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