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Riforma pensioni in vista. Quota 102

Riforma pensioni in vista: uscita del lavoro a 64 anni di età e 38 di contributi. Ma ci sono anche altre ipotesi più graduali basate sul tipo di lavoro svolto.

«Quota 100 è una misura temporanea. Ha una durata triennale, al termine torneremo ad interrogarci in merito». Così aveva detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a fine anno, tracciando i programmi del Governo per il 2020. Adesso, con la ripresa dei lavori si iniziano a valutare le proposte su come andare oltre: l’ipotesi più probabile è quella di arrivare a Quota 102 ed è questa la strada verso cui si stanno indirizzando i tecnici del Governo.

Il problema va affrontato ora perché, senza interventi correttivi, sorgerebbe improvvisamente uno “scalone” di quasi 5 anni per poter andare in pensione dal 2022, quando terminerà l’attuale Quota 100: i nati nel 1959 potrebbero ancora andare in pensione, fino al 31 dicembre 2021, con le attuali regole dei 62 anni di età e 38 di contributi, mentre chi è nato dal 1960 in poi dovrebbe aspettare di compiere 67 anni per ottenere la pensione di vecchiaia, o scegliere quella anticipata che però richiede 42 anni e 10 mesi di contributi agli uomini e un anno in meno alle donne.

Così i tecnici sono già al lavoro per pianificare l’impatto di una nuova Quota 102, che consentirebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi. Sono due anni di età in più rispetto al requisito attuale (quello dell’anzianità contributiva resterebbe invariato), ma comporterebbe notevoli risparmi per le casse dello Stato rispetto alla prosecuzione dell’attuale misura (che nell’intenzione del Governo non sarà prorogata oltre la scadenza) o all’assenza di interventi.

Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha detto, di recente, che l’impegno del Governo è «fare un tavolo di approfondimento tecnico sulla questione delle pensioni e, più in generale, su come andare a rivedere il sistema complessivo», mentre il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha aggiunto che Quota 100 «va a morire da sola» tra due anni e «quando muore, ci lascia un bel po’ di problemi: uno scalone e soprattutto un buco di governo del sistema previdenziale perché è abbastanza impensabile tornare alla Fornero così come era».

Dunque, per evitare crisi improvvise del sistema pensionistico e falle nei bilanci pubblici si sta intraprendendo una riforma delle pensioni 2020 che nei piani del Governo dovrebbe ricorrere sempre più al sistema di calcolo contributivo del montante, anziché a quello retributivo (oggi con l’attuale Quota 100 la parte contributiva incide per quasi due terzi del totale e questo pesa parecchio sulla convenienza a lasciare il lavoro prima della scadenza naturale). Così, per accentuare nel prossimo futuro il peso degli anni di contribuzione versati, si pensa di adottare il modello di calcolo già utilizzato per Opzione Donna.

Ma ci sono altre ipotesi per andare oltre Quota 100: come quella proposta dal presidente dell’Inps, che vorrebbe superare il tabù dell’età pensionistica uguale per tutti ed arrivare a soluzioni flessibili, differenziate e basate sul tipo di lavori svolti, privilegiando l’accesso anticipato alla pensione per chi ha svolto lavori faticosi e usuranti, ma bisognerà trovare l’accordo politico per individuare queste nuove età minime per ogni categoria. Anche qui una Commissione è già al lavoro per individuare quali sono le attività gravose e proporre le soluzioni applicabili per i pensionamenti.

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Written by forestalinews

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