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Taglio del reddito di cittadinanza per coronavirus

La riduzione dei consumi determinata dall’obbligo di restare a casa potrebbe determinare la riduzione dell’importo caricato mensilmente sulla carta Rdc.

La permanenza forzata in casa di queste settimane, causata dalle disposizioni adottate per contrastare l’epidemia di coronavirus, assieme alla chiusura della maggior parte delle attività, ha determinato un crollo dei consumi.

Quasi tutte le famiglie italiane hanno, in pratica, ridotto drasticamente le proprie spese: il che costituisce certamente un problema per l’economia, ma non rappresenta un problema per la famiglia, in quanto la riduzione delle spese genera un risparmio.

Il risparmio, però, può danneggiare quei nuclei familiari che beneficiano del reddito di cittadinanza. L’importo del sussidio, infatti, deve essere interamente speso: se non lo è, può essere ridotto sino al 20%.

In altre parole, se la famiglia sta a casa e spende di meno, può perdere parte della ricarica della carta Rdc effettuata mensilmente dall’Inps: si verifica, insomma, un taglio del reddito di cittadinanza per coronavirus.

Peraltro, la carta non può essere utilizzata per fare la spesa online, in quanto sono vietati gli acquisti presso qualunque sito di e-commerce.

Ma come funziona la riduzione del reddito di cittadinanza? A quanto ammonta l’importo tagliato? È possibile prelevare parte dell’importo caricato in contanti per evitare il taglio?

Proviamo a fare chiarezza, ricordando quali sono le regole alla base del reddito di cittadinanza.

A quanto ammonta la ricarica mensile della carta Rdc?

L’importo caricato ogni mese sulla carta Rdc è pari al reddito di cittadinanza spettante, calcolato sulla base del patrimonio e del reddito del nucleo familiare (è obbligatoria la presentazione della dichiarazione Isee per ricevere il sussidio). Ricordiamo che l’importo del reddito di cittadinanza è determinato da due quote:

  • la prima quota, a integrazione del reddito familiare, ammonta, per una famiglia con un singolo componente, a una soglia massima pari a 6mila euro annui, 500 euro al mese; la soglia massima è pari a 630 euro al mese, 7.560 euro annui in caso di pensione di cittadinanza; in presenza di più componenti si può arrivare a massimo 12.600 euro annui, cioè a 1.050 euro al mese, 1.323 euro al mese per la pensione di cittadinanza, dato che il parametro massimo della scala di equivalenza è 2,1 (il parametro è innalzato a 2,2 solo se si tratta di una famiglia numerosa con disabili gravi o non autosufficienti);

Dall’importo mensile del reddito di cittadinanza è necessario sottrarre i redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare; solo alcuni trattamenti sono esclusi, come quelli non più in godimento, l’accompagno, il bonus bebè.

Per calcolare la seconda quota di Rdc, nel caso in cui si superi la soglia massima mensile di reddito familiare, ma non l’ulteriore soglia (Isee) di 9360 euro annui, da incrementare col parametro della scala di equivalenza, si utilizzano regole particolari.

In ogni caso, l’importo di Rdc riconosciuto:

  • non può superare la soglia di 9.360 euro annui (780 euro al mese) nel caso di nucleo familiare con un solo componente, ridotta del valore del reddito familiare; la misura massima in caso di più componenti può arrivare, concretamente, a 1380 euro al mese per il reddito di cittadinanza, ed a 536 euro al mese per la pensione di cittadinanza;
  • non può essere inferiore a 480 euro annui (40 euro al mese).

Sia il reddito che la pensione di cittadinanza sono esenti da tassazione.

Come si spende il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza non è erogato direttamente al cittadino con un assegno o un bonifico, ma l’importo spettante è trasferito dall’Inps mensilmente su una carta prepagata, che può essere utilizzata per acquistare beni e servizi utili ai componenti della famiglia. È vietato utilizzare la carta:

  • per giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità;
  • presso club privati;
  • presso gallerie d’arte e affini;
  • per acquisto, noleggio e leasing di navi e imbarcazioni da diporto, nonché servizi portuali;
  • per acquistare armi;
  • per acquistare materiale pornografico e beni e servizi per adulti;
  • inoltre, non si possono acquistare:
    • servizi finanziari;
    • servizi di trasferimento di denaro;
    • servizi assicurativi;
    • articoli di gioielleria;
    • articoli di pellicceria.

Non è possibile utilizzare la carta Rdc all’estero e per gli acquisti on-line o mediante servizi di direct-marketing.

Che cosa succede se il reddito di cittadinanza non viene speso tutto?

Se il reddito di cittadinanza non è integralmente speso nel mese di fruizione, può essere ridotto sino al 20%. Più precisamente, se tutti i fondi caricati mensilmente sulla carta non sono spesi entro il mese successivo all’accredito, l’importo risparmiato è decurtato dal reddito di cittadinanza nel mese successivo, sino a un massimo del 20% del sussidio, come disposto dal decreto in materia. Fanno eccezione i soli importi erogati a titolo di arretrati.

È prevista, inoltre, la decurtazione dalla carta Rdc degli importi complessivamente non spesi o non prelevati nei 6 mesi precedenti, ad eccezione di una mensilità.

In pratica, la prolungata permanenza in casa a causa del coronavirus, e l’impossibilità di utilizzare la carta Rdc per acquisti online, possono facilmente determinare una riduzione del reddito di cittadinanza.

Posso prelevare in contanti dalla carta Rdc?

È possibile ovviare al problema prelevando l’importo caricato sulla carta Rdc in contanti? Purtroppo, no. Anche se il prelievo in contanti è consentito, l’ammontare massimo che può essere prelevato in un mese è molto limitato, e va da un minimo di 100 euro a un massimo di 220 euro, in base alla scala di equivalenza applicata alla famiglia.

Sarebbe auspicabile un correttivo alle previsioni normative [2] per evitare che i beneficiari di Rdc risultino danneggiati dall’attuale situazione, anche considerando che gli stessi non sono beneficiari delle indennità da 600 euro erogate dall’Inps [3].

note

[1] D.I. Rep. 40/2019.

[2] DL 4/2019.

[3] Le indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 non sono tra esse cumulabili e non sono altresì riconosciute ai percettori di reddito di cittadinanza ai sensi DL 28 gennaio 2019, n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26.

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Written by forestalinews

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