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Per tenere i soldi sul conto corrente dovrai pagare

Le banche applicheranno ai clienti tassi negativi sui depositi bancari. Inizia Unicredit sui conti oltre i 100mila euro. Come proteggersi?

Siamo sempre stati abituati a ricevere interessi per tenere i soldi sul conto corrente; negli ultimi tempi, sono diventati sempre più magri a causa dell’abbassamento dei tassi, ma finora non era mai successo in Italia che fosse il cliente a dover pagare la banca. Adesso, tutto cambia: l’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier,  ha deciso di far pagare ai clienti il tasso di interesse per tenere i soldi depositati sul conto.

L’annuncio shock è arrivato in un’intervista del manager ad una tv francese: Mustier ha spiegato di essere stato costretto ad adottare questo provvedimento a causa dei tassi di interesse che sono diventati negativi, per cui adesso (e non da oggi, ma già da qualche anno) le banche private devono pagare le banche centrali per depositare le somme di denaro. Così ora egli intende trasferire questi costi sui clienti ed ha il potere di farlo, visto che è alla guida del più importante gruppo bancario italiano. In altri Paesi europei, la misura è già in vigore: ad esempio, in Germania i clienti di alcuni istituti pagano lo 0,5% sull’ammontare delle somme giacenti sul proprio conto corrente.

Mustier ha precisato che la misura riguarderà soltanto i correntisti con depositi superiori a 100.000 euro; per ora, quindi, nel mirino ci sono solo i grandi patrimoni, ma non è escluso che, una volta rotto l’argine, possa estenderla anche a quelli che hanno in banca cifre inferiori. Per farlo, basterà una semplice decisione discrezionale della banca, come sta avvenendo adesso per introdurre questa misura davvero impopolare e che molti riterranno assurda: è difficile comprendere perché il correntista debba pagare la banca per tenere depositati i suoi soldi.

A quel punto, l’unica arma di difesa dei clienti sarà il diritto di recesso: la variazione delle condizioni contrattuali dovrà, infatti, essere comunicata espressamente ed in anticipo rispetto alla sua entrata in vigore e il cliente potrà decidere entro 30 giorni di non accettarla; ma dovrà cambiare banca perché l’intero rapporto contrattuale di conto corrente e deposito si risolverà definitivamente. Non è detto che poi trovi un altro istituto che non pratichi analoghe condizioni: è molto probabile che l’iniziativa adottata oggi da Unicredit sarà ben presto replicata dagli altri gruppi bancari.

Infatti, l’amministratore delegato di Unicredit è diventato qualche giorno fa anche il presidente della Ebf, la Federazione europea delle banche: il suo annuncio ha, quindi, anche il ruolo pilota di indirizzo per gli altri operatori, compresi i concorrenti, e c’è da temere che tutti gli altri istituti di credito non staranno a guardare e si adegueranno alle misure introdotte adesso, che per il momento riguardano solo i clienti di Unicredit.

In occasione della sua nomina, Mustier ha allungato il passo in modo da coinvolgere nel suo disegno tutto il sistema bancario europeo, quando ha dichiarato in conferenza stampa che «È importante che la Bce dica alle banche: per favore passate i tassi negativi ai vostri clienti», così sollecitando apertamente l’istituto che guida la politica monetaria dell’Unione Europea a spingere tutte le banche a trasferire sulle spalle dei clienti i costi dei tassi di interesse negativi finora sopportati esclusivamente dal sistema bancario privato.

La giustificazione del Ceo di Unicredit per questo provvedimento impopolare e che rischia di diventare un boomerang è la seguente: visto che la politica della Bce è ormai stabile nell’imporre tassi negativi, nel tentativo di stimolare la crescita e la ripresa dell’economia, per le banche sta diventando troppo oneroso sostenere questi costi. Dunque, Mustier, in qualità di loro rappresentante, chiede alla Bce di intervenire ufficialmente per estendere questo «meccanismo di trasmissione» da lui ideato, suggerendo che ciò massimizzerebbe l’efficacia delle politiche monetarie della Bce stessa (che infatti ha voluto far diventare i tassi negativi) e, dunque, alla fine si tradurrebbero in un beneficio a lungo termine per i cittadini europei.

Come zuccherino, per il momento il leader di Unicredit propone ai suoi clienti «soluzioni alternative ai depositi per la gestione della liquidità» ed anticipa che si tratterà di investimenti in fondi comuni monetari senza commissioni e con «obiettivi di rendimento vicini allo zero». Come a dire: se non vuoi pagare gli interessi, potrai (cioè dovrai) togliere i soldi dal conto corrente ed acquistare i prodotti proposti e collocati dalla banca per parcheggiare la liquidità, che non renderanno nulla, ma almeno ti salvaguarderanno da queste ulteriori spese.

Ma non sarà questa l’unica alternativa a disposizione dei risparmiatori. Secondo le intenzioni dichiarate da Mustier, l’applicazione ai clienti dei tassi negativi sui depositi bancari dovrebbe scattare nel 2020. Ancora non si conosce l’ammontare dei tassi negativi che saranno applicati e neppure la soglia precisa al di sotto della quale i conti correnti rimarranno immuni. Bisognerà vedere come si muoverà in concreto il gruppo Unicredit per definire questi aspetti.

Certo è che d’ora in poi i risparmiatori non dormiranno sonni tranquilli: la decisione di Mustier può scatenare una fuga dai depositi bancari, quantomeno per quelli maggiori e con cifre più consistenti, in favore di altri tipi di impiego, come ad esempio le Poste Italiane che, essendo controllate dallo Stato attraverso la Cassa depositi e prestiti, difficilmente si adeguerà nell’introdurre una misura così impopolare e sgradita come quella voluta da un sia pur importantissimo gruppo bancario privato quale è Unicredit, che sembra preferire la salvaguardia dei propri bilanci alla soddisfazione dei suoi clienti.

lalettepertutti . paolo remer

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Written by forestalinews

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