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Da Zichichi a Sgarbi, vip e caos La soap opera dei Beni culturali

Vittorio Sgarbi chiuderà un cerchio iniziato con Antonino Zichichi. La scorsa legislatura partì nel segno dello scienziato che amava le ospitate televisive. La nuova, col critico d’arte opinionista ambito e già protagonista di programmi tv. E a guardar bene, negli ultimi anni, la soap opera dell’assessorato ai Beni culturali è costellata da protagonisti e comparse. Cinque anni di caos, a guardar bene, proprio lì, in quegli uffici che dovrebbero e potrebbero “lanciare” la rinascita dell’Isola. Le bellezze monumentali, culturali, come “volano” di sviluppo, come amano dire da anni, con una immagine logora, lisa e consunta come certi nostri monumenti lasciati all’incuria, politici d’ogni colore.

Zichichi una soluzione l’aveva, cinque anni fa, quando approdò in quella giunta della “rivoluzione” popolata da un’altra star come Franco Battiato. Era tutta in pirotecnico programma scandito dal “progetto Archimede” che avrebbe dovuto cambiare il nome alle maggiori piazze di Sicilia, dagli studi sui “raggi cosmici” e sui “bilanci energetici”. Un programma ambizioso, franato però sulle assenze ripetute dello scienziato, impegnato nella ricerca del “supermondo” nei laboratori di Ginevra, e anche a causa di qualche vicenda di presunta incompatibilità per l’attività svolta dal figlio proprio nel settore guidato dall’assessore-vip.

Sarà stato quello, forse, a spingere l’allora governatore Rosario Crocetta a cambiare completamente profilo, al primo minirimpasto in giunta (in quei giorni verrà “cacciato” anche Franco Battiato, assessore al Turismo scivolato su una frase pepata rivolta ai deputati nazionali), e puntando su Maria Rita Sgarlata, in quei giorni vicina al Megafono di Crocetta da cui si allontanerà presto. Anche perché sarà proprio il governatore a cacciare l’assessora siracusana dopo un anno di lavoro per le voci relative a una piscina “abusiva” che la Sgarlata avrebbe fatto costruire a casa sua. Accuse che pochi mesi dopo sarebbero cadute del tutto: nessun caso di abusivismo.

Seguirà una giunta semestrale e un nuovo assessore ai Beni culturali, anche questa pescata dalla rosa dei simpatizzanti del movimento politico del governatore: ma Pia Furnari lascerà, come detto, assai presto il testimone ad Antonio Purpura che andrà a comporre, insieme agli altri colleghi, il governo degli “esperti”.

Anche quel governo durerà non molto, visto che, dopo l’esecutivo dei vip, quello dei tecnici, quello degli esperti era il turno del governo dei politici. Ma anche qui, al vertice dell’assessorato ai Beni culturali, ecco un altro caso. Perché dopo la nomina di Carlo Vermiglio si faticava a individuare quale fosse il “padre politico” dell’assessore, comunque indicato dall’area riconducibile ai centristi di Alfano e D’Alia. Il fatto sarà chiarito quando Crocetta metterà Vermiglio di fronte all’aut-aut: o ti candidi col centrosinistra, o lasci la giunta. E in quell’occasione, come detto, ecco tolto il velo all’origine di quella nomina, voluta dal deputato messinese Nino Germanà che ha deciso, a poche settimane dal voto, di lasciare Alfano e tornare nel centrodestra e che con Forza Italia ha centrato l’elezione al parlamento nazionale, dopo aver “fallito” quella a Sala d’Ercole.

A proposito di Regionali, dopo aver “dimissionato” Vermiglio, Crocetta ha chiamato in giunta Aurora Notarianni, avvocato messinese da tempo vicino al Megafono di Crocetta. Una nomina che arriva il 13 settembre dello scorso anno. A circa 50 giorni dalle elezioni. Una competizione alla quale l’assessora avrebbe dovuto recitare un ruolo da protagonista: era infatti, insieme allo stesso Crocetta, tra i candidati della “Lista Micari” presidente nel collegio di Messina. Sì, proprio la lista che, per una serie di incredibili circostanze, non sarà presentata in tempo, portando all’esclusione di tutti i suoi candidati, governatore e Notarianni compresi.

Fino a pochi giorni prima, Vittorio Sgarbi “minacciava” di candidarsi col suo “Rinascimento”. Una mossa che, spiega il critico d’arte, secondo i sondaggisti avrebbe potuto portare a un risultato elettorale non lontano dal 5 per cento. Ma anche una percentuale più bassa avrebbe rischiato comunque di mettere in bilico la vittoria di Nello Musumeci. E così, ecco il “patto tra gentiluomini”, come lo chiama Sgarbi. E l’inizio della travagliata storia alla Regione: cominciata con una foto “ufficiale” della giunta nella quale lui non è presente, a causa di un volo da prendere al volo, e chiusa nei giorni in cui lo stesso governo scatta un’altra foto, sui Nebrodi, in ritiro tra i boschi, per preparare la Finanziaria. Anche in quel caso, Sgarbi non c’è. Ma in realtà, c’è ancora. Con un piede dentro e un piede fuori dalla giunta di Musumeci. In attesa del prossimo assessore ai Beni culturali siciliani. Il nono in poco più di cinque anni.

 

fonte: livesicilia

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Written by forestalinews

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